Seguire il Sentiero della Natura. Fare della propria Vita un'Opera d'Arte. Sognare per Credere.

A lezione di Mandala al tempio buddhista: l’arte tantrica della crescita spirituale.

Il Mandala è uno dei grandi protagonisti dell’odierna Arteterapia, nonché delle varie forme d’arte a scopo meditativo, introspettivo e di crescita personale oggi a nostra disposizione. Tra espressioni artistiche condivise, forme geometriche da colorare e specchi/disegno inscritti in circoli, atti alla valorizzazione, concentrazione e contenimento, qual è la radice profonda del Mandala e come questa tradizione può ispirare la nostra pratica artiterapica?

Ghesce Yesce Tobden – Foto www.cianciubcioling.com

In questo articolo cerchiamo di approfondire la radice storica e spirituale del Mandala, con la preziosa guida di Plinio Benedetti, direttore del Cian Ciub Ciö Ling, Tempio Buddhista di Polava, nelle Valli del Natisone. Il nome del tempio significa “Luogo di illuminazione nel Dharma” e gli è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama in persona, a cui questo luogo di pace, ricerca e meditazione è dedicato, nel cuore calmo di una piccola valle boscosa alle pendici orientali del Monte Matajur. Il Cian Ciub Ciö Ling è stato fondato da Ghesce Yesce Tobden, monaco nato in Tibet e perfezionatosi in India, docente di Filosofia Buddhista all’Università di Varanasi e guida spirituale nell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia in provincia di Pisa dal 1979 al 1997. Oggi la memoria del Maestro Ghesce Yesce Tobden è profondamente onorata dalla dedizione e dall’affetto di Plinio Benedetti, che con grande gioia mostra i segni indelebili e preziosi del passaggio del suo Maestro e di diverse menti speciali nel monastero delle Valli del Natisone.

Monastero di Polava

Plinio ci accoglie con la dolcezza e l’ospitalità tipiche di chi, di persone in cerca, ne incontra molte e ha piacere di incontrarle. Durante il tempo della nostra visita, molte persone arrivano al tempio: chi per lasciare un dono, chi per chiedere informazioni, chi per fare un semplice saluto. Eppure non si ha mai l’impressione di essere interrotti nella lezione, quando un maestro è ben centrato, ma semmai di continuare ad assistervi, in varie forme e manifestazioni. Plinio ci racconta la storia incredibile della sua vita, dell’avvicinamento al Buddhismo e della nascita di questo monastero, costruito e fondato sulla gratitudine e sul desiderio di condivisione.

Dietro la dolce ospitalità e apertura di Plinio si intravede anche molta volontà e centratura, testimoniata dai muri pazientemente recuperati e restaurati con cura, da chi ben sa che il lavoro spirituale passa necessariamente anche dall’esterno e dalla materia, dalla pietra e dalla malta, da un giardino curato a un tappeto caldo. Il nostro incontro con Plinio parte in ottica squisitamente artiterapica, ma diventerà presto un viaggio molto sfaccettato verso il mondo del Mandala, una terra sacra da avvicinare con l’opportuno riguardo e rispetto, la cui radice affonda profondamente nel Buddhismo Tibetano, nell’Induismo e nel Tantra.

Yantra, Tantra e Mandala

Plinio ci invita ad accostarci al Mandala iniziando dall’avvicinamento allo Yantra, il cui termine sanscrito significa “strumentoveicolo“. Lo Yantra è correlato alla cosmologia dei Chakra o Cakra, che sono condivisi anche nella medicina tibetana, e rappresenta un diagramma mistico inerente a una particolare divinità, potere o rituale e correlato anche a particolari mantra da pronunciare in occasione di specifici riti o pratiche. Uno fra i più potenti e primi Yantra è lo Śrīyantra, dedicato alla divinità cosmica e suprema Tripurasundarī (“Bella dei tre mondi”), formato da 9 triangoli che si incrociano attorno a un punto centrale (bindu) e che rappresentano sia il cosmo che il corpo umano. In particolare i 4 triangoli con il vertice rivolto verso l’alto rappresentano la forza maschile del dio Shiva, mentre i 5 triangoli con la punta verso il basso simboleggiano la forza femminile Shakti. In forma tridimensionale lo Śrīyantra è noto come Maha Meru, correlato al Monte Meru, detto anche Sumeru, montagna sacra a cinque punte della mitologia induista, giainista e buddhista, forse persino alla base del nome della civiltà sumera, di possibile origine indiana.

Lo Śrīyantra ci introduce all’interno della cornice filosofica e spirituale da cui è opportuno osservare e studiare lo Yantra, il Mandala e questi “centri di apertura”, ovvero il Tantrismo. Il Tantra, ci ricorda Plinio, è una parte antichissima di testi e insegnamenti spirituali, che precede sia le dottrine indù che quelle buddhiste, raccolta nel Vijñānabhairava Tantra, un testo di difficile datazione, precedente sia ai Veda (completati circa nel 1.000 a.C. ma iniziati forse già nel 3mila o 4mila a.C.) che agli Upaniṣad (IX-VIII secolo a.C.). Il Vijñānabhairava Tantra descrive 112 tecniche meditative e insegnamenti che stanno alla base di varie religioni e sistemi filosofici.

Stanza dei Mille Buddha a Polava www.cianciubcioling.com

La particolarità della tradizione tibetana del Mandala è che il diagramma sacro, ovvero “la dimora della divinità” si riferisce al concetto di divinità in ottica buddhista, dove “la divinità siamo noi”, ci ricorda Plinio, “e questo è un concetto tantrico. Il Mandala viene usufruito solo nella pratica mantrica o del Tantra che nel Buddhismo ha quattro livelli, dove ogni livello ha i suoi Mandala. I quattro livelli di Tantra sono: il Kriya-tantra, il Charya Tantra, lo Yoga Tantra e l’Anuttarayoga Tantra, ovvero quattro classi che devono essere percorse” alla ricerca della divinità. Si diceva prima che per il Buddhismo la divinità siamo noi stessi, ma in che senso? “La prima divinità significa il nostro naturale modo d’essere, ovvero la nostra autentica natura, ci spiega Plinio. Il Mandala ci ricorda che: “Per accedere alla nostra autentica natura, prima bisogna avere un comportamento esteriore molto attento e curato, bisogna in qualche modo educare l’esteriorità, perché l’interiorità ancora non è educata”. Plinio ci spiega che, in ottica buddhista, la maggior parte di noi nasce, vive e muore senza libera scelta, ma condizionata da“emozioni disturbanti, pregiudizi e paure”, in una prigionia dei propri stessi pensieri che possono apparire insostenibili: la mente, ci ricorda Plinio, “è la causa di tutti i nostri problemi”. Istintivamente ricerchiamo la felicità, ma si tratta in realtà di una “felicità condizionata, da pregiudizi, preconcetti, paure, ignoranze. E il Mandala è forse l’espressione più alta come strategia di decondizionamentoun antidoto potentissimo al nostro condizionamento. Tre sono le cause della nostra sofferenza, ci spiega Plinio, dette i tre veleni: “Il veleno principale è l’ignoranza, un altro è la bramosia o l’attaccamento e il terzo è la malevolenza o odio. Se dovessi disegnare un albero, l’ignoranza è rappresentata dalla radice, che non si vede ma c’è e che fa vivere l’albero stesso, la parte lignea è la bramosia e la malevolenza. E le 84mila foglie di questo albero, che sono i nostri 84mila difetti mentali, nascono da questi tre veleni”. I gruppi di Mandala rappresentano quindi “i vari aspetti dei tre antidoti principali ala nostra sofferenza. La nostra vera ignoranza è ignorare il nostro naturale modo d’essere. L’ignoranza, che si aggrappa a un Io credendolo realmente esistente, ha come antidoto la saggezza, attraverso la quale realizziamo chi siamo. L’antidoto della malevolenza è l’amorevole gentilezza e compassione. L’antidoto della bramosia è il non attaccamento“. Plinio ci ricorda che l’amorevole gentilezza e compassione supera il concetto stesso di amore, che spesso si riduce a un “Voglio essere felice, voglio che tu sia felice”. Ma in questo “voglio”, ci fa notare Plinio, si cela in realtà una resistenza, che non è il sentimento più alto. E inoltre questo volere non è neanche sufficiente ad essere veramente felici. La compassione invece si traduce in un Posso essere felice, puoi essere felice, con un incredibile rovesciamento della prospettiva e profonde implicazioni sul senso di responsabilità personale nel cammino della felicità. “Il termine compassione”, ci ricorda Plinio, “è più vicino a quello di misericordia, in ambito cristiano”, anche se il concetto di bodhicitta è difficilmente traducibile in una parola occidentale. Il termine, che in Sanscrito significa “mente dell’illuminazione” può essere spiegato, ci suggerisce Plinio, come “il desiderio di essere libero dalle cause della mia sofferenza”.

I tre antidoti di cui sopra riguardano “la nostra etica secolare e il rispetto, per noi stessi, per gli altri e per l’ambiente che ci contiene”. Essi, ricorda Plinio, “sono modi d’essere e sono comunque dentro di noi”. Senza questo rispetto, si sta male e si crea sofferenza ma, con i Mandala, possiamo lavorare sui preziosi antidoti ai veleni, a quattro livelli tantrici: “A un livello esteriore, a un livello interiore, a un livello ancora più interiore e a un livello segreto”. Riguardo al livello segreto, Plinio ci ricorda il percorso per diventare Maestri: imparando da un Maestro anche noi possiamo diventare Maestri, ovvero “grazie a un Maestro Esteriore io divento un Maestro Interiore. Quando io realizzo la mia autentica natura, quello è il Maestro Segreto. Plinio ci invita a intuire di più: “Prima ho bisogno di un medico esteriore, poi divento medico di me stesso e a un certo punto divento Vera Medicina.

Per la tradizione buddhista il Mandala è oggettivo, ovvero non cambia e presenta sempre le medesime caratteristiche: “È una mappa, così deve essere fatto”, ci spiega Plinio, “infatti l’elaborazione che vediamo oggi potrebbe avere solo 800 o 900 anni, ma come rappresentazione magica è antichissima. Il contorno (la cornice) invece può essere cambiato”. Il Mandala, aggiunge Plinio, ci aiuta e accompagna nel percorso di integrazione graduale degli insegnamenti buddhisti di Cambiamento e Impermanenza, Causa ed Effetto ed Interdipendenza e, attraverso l’intelligenza discriminante, che distingue la nostra specie umana, discriminare ciò che è giusto praticare per stare bene e ciò che è meglio abbandonare per non stare male“. E praticare o abbandonare, dal punto di vista Buddhista, significa considerare le nostre azioni, ma anche le nostre parole e i nostri pensieri. Perché “se noi siamo la causa, noi siamo anche la soluzione”.

I colori del Mandala

Plinio ci porta ancora più nel cuore dei diagrammi sacri: “Nel Mandala ci sono cinque colori: bianco, giallo, rosso, verde e blu. Come fossero i cinque elementi di cui siamo costituiti: terra, acqua, fuoco, aria e spazio. A volte cambia la disposizione dei colori, ma tutti i Mandala sono così.  I cinque colori rappresentano le cinque saggezze e anche i cinque modi di operare, di procedere per ottenere un risultato. Tu puoi entrare solo da una porta. Il Mandala viene rappresentato quando ti viene dato un potenziamento e quindi un permesso alla pratica, un’iniziazione da qualcuno che l’ha già presa e ha già fatto quindi l’impegno o ritiro specifico per quel tipo di Mandala e di divinità”. Plinio ci spiega quindi più profondamente il significato simbolico dei colori del Mandala: “È come fossimo in un terreno, dove entriamo dall’unica entrata possibile che è ad est, dove c’è il bianco, che rappresenta la Purificazione e la fase preparatoria di pulitura del terreno. Poi a sud troviamo il giallo, che rappresenta l’Incremento, ovvero ad esempio la fase di arricchimento della terra, o posizionamento di un tutore. Poi a ovest troviamo il Rosso che rappresenta il Potere alle Interferenze. E qui entriamo nel Tantra. Perché Purificazione e Incremento potrebbero essere anche Sutra, ovvero sentiero graduale, qui invece siamo nel Tantra. Potere alle interferenze, nella metafora della coltura del terreno, potrebbe significare ad esempio che dobbiamo avere abili mezzi per poter sapere come portare l’acqua nel terreno e scegliere anche la giusta semina per la quantità d’acqua disponibile. La strategia di Potere alle Interferenze ci dà in generale la possibilità di decondizionare l’interferenza, che diventa un potere: portare l’acqua dove non c’è diventa un potere! Nella specificità spirituale il Potere alle Interferenze è lavorare su quelle che sono le nostre interferenze e i nostri difetti mentali. A nord troviamo il verde, che rappresenta la Saggezza Irata che, nella metafora del terreno, potrebbe riferirsi alla fase in cui dobbiamo sradicare le erbacce. La Saggezza Irata è quella della mamma che, quando necessario, rimprovera il proprio figlio manifestandosi in maniera irata, ma senza rabbia partecipata, perché resta comunque una manifestazione d’amore per il bene del figlio. Infine al centro troviamo il blu, la Saggezza Non Duale, che è la realizzazione della nostra autentica natura, la nostra divinità. Nella metafora del terreno, la Saggezza Non Duale è quando infine assaggio il frutto, che diventa parte integrante non più divisibile da me”.

Jung e il Mandala

Profondamente nutriti da quello che è tuttavia solo un piccolo assaggio di questo universo di immagini e colori sacri, che diventano semi di riflessione intima e in divenire, possiamo osservare quest’arte che trascende l’arte (osservare nel doppio senso di guardare e rispettare) sui mille ponti possibili fra Mandala e Arteterapia. La studiosa di Indologia Gudrun Bühnemann, autrice di Mandalas and Yantras in the Hindu Tradition, ci rammenta che “I termini cakra e yantra sono utilizzati a volte come sinonimi di mandala, e tutti e tre questi termini sono spesso tradotti in modo indiscriminato come “diagrammi (mistici)”. Risulta a suo avviso impossibile “riassumere tutti i tentativi di definire mandala, yantra e cakra nella letteratura. L’uso e le funzioni di questi termini sono complessi e sarà impossibile arrivare a una definizione universalmente valida”. Un interessante e prezioso faro nella nostra ricerca resta tuttavia il concetto di centratura: il Mandala è sia un centro che uno strumento di centratura potentissimo e riconosciuto in diverse tradizioni spirituali, che condividono comuni radici. È a questa centratura che l’Arteterapia tende soprattutto a guardare, in termini di pratiche che si ispirano al Mandala, seguendo in particolare le preziose intuizioni a riguardo di Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica e profondo studioso, conoscitore e praticante di Mandala.

Jung propone una distinzione fra il Mandala cultuale, di cui finora abbiamo parlato, definendolo oggettivo, e il Mandala individuale, che nell’ottica buddhista sarebbe definito “soggettivo”. Se il primo è strettamente correlato alla tradizione religiosa di riferimento, il secondo è invece l’archetipo per eccellenza e immagine di sé, capace di conciliare anche i propri aspetti più profondi e inconsci, nel prezioso processo dell’individuazione,che è un cammino di integrazione e avvicinamento al Sé, che possiamo definire anche di centratura. Secondo Jung la comparsa spontanea del simbolismo mandalico in sogni, visioni o creazioni artistiche rappresenta un “tentativo di guarigione da parte della natura stessa”, non fatto a livello cosciente, ma grazie a un impulso istintivo (Jung a Eranos. Il progetto della psicologia complessa, Riccardo Bernardini, 2011). Su un ponte di immagini che collega il Mandala individuale al Mandala Cultuale, il processo di individuazione alimentato e mappato dal Mandala è in tutti i sensi un’esperienza sacra nella vita umana, dove con il termine “sacro” (dalla radice etimologica sak, nel significato di “unire, aderire”) intendiamo qualcosa che precede la religione. Nell’ottica junghiana infatti non sono tanto le religioni umane a inventare il sacro, quanto il sacro a proiettarsi e manifestarsi nelle varie forme religiose umane (Il Mandala – Khilkor, Viviana Vivarelli). Il Mandala è quindi un ponte che collega più livelli, quello soggettivo personale a quello oggettivo e interpersonale. Esso è al contempo uno psicogramma, che descrive la nostra psiche nella sua attuale situazione, e un cosmogramma, che descrive il kόsmos, ovvero quell’ordine bello (difatti dalla sua radice nasce anche il termine cosmetico) che muove tutta l’esistenza. Quando quest’ordine bello si riflette nella nostra esistenza umana, noi troviamo e sperimentiamo infine e finalmente il nostro centro, dove non siamo più “svogliati o iperattivi, depressi o aggressivi, frigidi o ipersessuali” (Viviana Vivarelli), sensazioni negative che testimoniano quando sperimentiamo l’eccesso, ovvero l’ex-cedere, che indica etimologicamente l’andare fuori, l’uscire dai confini, dai giusti termini, dall’equilibrio o, semplicemente, dal cerchio del nostro Mandala, che incorona e protegge il nostro centro, ovvero il Sé.

Il Mandala nell’Arteterapia

Nell’ambito contemporaneo che sposa l’espressione artistica al benessere e alla ricerca personale, il Mandala è ad oggi utilizzato e riproposto in diverse forme e modalità, ognuna con simboli e basi specifiche e varie declinazioni di centratura. Ne vediamo brevemente qui insieme alcune, consapevoli che la varietà di pratiche che traggono ispirazione in qualche modo al Mandala è molto vasta e potenzialmente infinita.

L’esempio più semplice e anche diffuso di una pratica artistica ispirata al Mandala è rappresentato dalla colorazione di Mandala e disegni, usati come traccia. Si trovano in questo senso esempi da colorare sul web, su riviste e libri dedicati interamente alla pratica. La colorazione del Mandala è certamente “una pratica minore, rispetto alla pratica del Mandala all’interno di una Sadhana”,  ci suggerisce Plinio, tuttavia anche la semplice colorazione di un Mandala è positiva e presenta una duplice valenza: “il disegno (o parte geometrica) è parola, il colore è emozione”.  Il semplice colorare un Mandala agisce come una pratica di Mindfulness, attraverso l’attenzione e la concentrazione posta sul lavoro, e ci permette di dirigere la nostra mente sulla pratica artistica, senza nutrire altri pensieri, in particolar modo evitando quelli compulsivi e nocivi.

Giovanni Vetere

Un’altra semplice pratica in ambito Art Therapy ispirata al Mandala consiste nel convogliare il frutto di una visualizzazione o meditazione all’interno di un circolo. In questa pratica si può passare un primo tempo dedicato al rilassamento, meditazione, immaginazione o rêverie, seguito da un tempo per “incarnare” le immagini, carpite precedentemente, nella Mater-materia all’interno del cerchio. La rappresentazione può essere sia figurativa, attraverso diversi media e tecniche quali la pittura, il disegno e il collage, oppure anche astratta, attraverso l’uso di forme e colori. Questa pratica trasporta le immagini di noi in un terreno di maggiore consapevolezza, attraverso la semplice osservazione che, all’interno della forma perfetta del cerchio, valorizza maggiormente le componenti armoniche della rappresentazione. L’uso del cerchio qui ricorda e si appoggia anche all’innata predisposizione dei bambini a preferire le forme circolari (forse per imparare a riconoscere le forme dei volti dei loro caregiver o figure di accudimento) che si trasforma in una diffusa predilezione per le forme circolari anche negli adulti.

Mandala CON-TA-CI al Padiglione Tibet a Venezia (foto F. Salcioli)

Mandala CON-TA-CI al Padiglione Tibet a Venezia (foto F. Salcioli)

Un prezioso esempio sul territorio nazionale è il Mandala di Sale Colorato, opera condivisa ideata da Tiziana Tacconi e diffusa in particolare attraverso CON-TA-CI nonché in seno al Biennio in  “Teoria e Pratica della Terapeutica Artistica” dell’Accademia delle Belle Arti di Brera (Milano), di cui Tiziana Tacconi è direttrice e docente. Questa particolare forma di Mandala è caratterizzata, fra l’altro, dalla spontaneità nella giustapposizione delle aree di colore e dall’utilizzo del sale come materia principale, che da una parte ricorda profondamente la materia prima utilizzata dai monaci tibetani, per la creazione delle sabbie dei Mandala tradizionali, e dall’altra ha profonde risonanze in ambito alchemico, come elemento cruciale della trasformazione personale, sul prezioso ponte fra SapiditàSapienza, dove la sapienza etimologicamente indica proprio la qualità del sentire (ed essere) il sapore. Tiziana Tacconi ha condotto molti grandi Mandala di Sale, che hanno coinvolto artisti e persone di tutta Italia, fra cui quello nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, nell’ambito della manifestazione nazionale “Non una di meno” contro la violenza di genere, e quello per la celebrazione del 78esimo compleanno del Dalai Lama a Venezia.

Mandala CON-TA-CI al Padiglione Tibet

Mandala CON-TA-CI al Padiglione Tibet a Venezia (foto F. Salcioli)

L’esempio di Tiziana Tacconi ha ispirato diversi gruppi e artisti in tutta Italia che hanno provato a condurre e diffondere altri Mandala di Sale, spesso integrando con altre metodologie meditative o codici e materiali artistici: dal Friuli Venezia Giulia a Roma, dall’Emilia Romagna a Bergamo fino ad arrivare in Sardegna, passando, fra l’altro, per centri educativiasili nido, con il coinvolgimento quindi dei più piccoli, per un Mandala di sale danzato a La Spezia e infine per l’Atelier del Sale, la grotta di sale di Porta Romana a Milano, che ha accolto la pratica artistica del Mandala di Sale fra le proprie proposte di cure naturali.

Altre forme di Mandala

Diverse culture e tradizioni hanno nutrito espressioni artistiche che possono essere considerate a loro volta forme di Mandala, fra cui manufatti spesso utilizzati in laboratori artiterapici, come gli Ojos de Dios, le Croci di Brigida e persino gli Acchiappasogni. Ognuno di questi manufatti è da considerarsi un diagramma sacro o un’espressione di geometria sacra, per le profonde correlazioni rispettivamente con la visione metafisica in riferimento al culto degli Avi e delle divinità per gli Ojos de Dios (Nierika, Negrín Juan, 2003), con la ruota solare e il ciclo delle stagioni nonché con il simbolo della croce per la Croce di Brigida e infine con la protezione della Grande Madre in forma di ragno per l’Acchiappasogni (Chippewa CustomsFrances Densmore, 1929).

Rosone della Basilica di San Francesco ad Assisi (Luca Aless, Wikipedia)

Ma a ben guardare anche il Rosone delle chiese romaniche e gotiche cristiane è un Mandala, ovvero un elemento di Geometria Sacra perfettamente inserito nelle cattedrali medievali, vere e proprie enciclopedie della Cristianità. Esso rappresenta una porta per la luce divina, che filtra dal traforo di pietra ed entra ad illuminare il tempio. Spesso all’interno del rosone è raffigurato il Cristo, quale centro del progetto di salvezza dell’umanità e del cerchio stesso, che rappresenta sia la pienezza del tempo infinito divino che la ruota del tempo umano. Il suo nome richiama fra l’altro la Rosa Mistica, appellativo di Maria e al contempo simbolo della Sophia e della conoscenza interiore.

Consapevoli che una definizione o illustrazione anche lontanamente esauriente nell’ambito del Mandala sia pressoché impossibile, poiché questo rappresenta una mappa dell’evoluzione spirituale dell’essere umano, che può essere, a un certo punto, semmai solo intimamente intuita, possiamo aprirci ancora di più e vedere che è la stessa Madre Natura a tracciare Mandala e geometrie che possiamo ben definire sacre. Pensiamo ad esempio alle incredibili manifestazioni della sequenza di Fibonacci e del numero aureo in natura, che ci donano le meravigliose geometrie delle foglie di cavolo rosso e dei semi di girasole. O pensiamo ai cristalli di neve che, visti al microscopio, manifestano tutta la loro perfezione d’acqua.

La scienza ci insegna che questa perfetta geometria naturale altro non è che un’organizzazione ottimale dello spazio, ad esempio per riuscire a ospitare il maggior numero di semi possibile in una pigna o per permettere di ricevere la maggiore quantità possibile di luce a ciascuna foglia di un ramo. Ma, in fondo, il Mandala umano non è similmente un tentativo di organizzare in modo più efficiente possibile il proprio spazio mentale, emotivo, spirituale? Un modo per dare spazio a più semi possibili nella nostra intuizione, potremmo anche dire, pineale? Non è il tentativo di illuminare il più possibile le varie parti di noi, verso un’integrazione completa e realizzazione del Sé?

Nella ricerca di simmetria e in ogni Geometria Sacra dell’espressione umana c’è un desiderio di armonia che caratterizza ogni essere umano, a prescindere dalla sua epoca, etnia e religione d’appartenenza. La simmetria attrae il bambino, come si accennava in precedenza, addirittura prima che la sua vista sia pienamente sviluppata e continua a guidarci nella ricerca del partner, forse per un’esigenza biologica di riconoscere le “tracce della salute” incontaminata da infezioni. Ma l’inclinazione alla simmetria ha anche una ragione visivo-percettiva poiché, secondo la legge della simmetria, gli elementi disposti specularmente rispetto a un asse o a un punto vengono letti dal nostro sistema percettivo come un insieme unitario. Ed è forse proprio in questa dimensione unitaria che la simmetria racchiude e schiude il suo segreto di armonia. E in fondo ogni religione aspira proprio a questo: a re-ligare, ovvero a collegarci ancora, gli uni con gli altri, in un’unità perduta, da ritrovare.

F.Salcioli

Moschea di Lotfollah in Iran (Phillip Maiwald, Wikipedia)

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